23/04/16

Psyche-Gohei




Dopo il successo dell'installazione pittorica Cara Enfanta, tenutasi presso il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, la nota artista Elisa Zadi presenterà Psyche-Gohei, un'inedita performance che si terrà il prossimo 15 maggio nel Bosco dei Poeti di Dolcè, in provincia di Verona, al confine con il Trentino. Il progetto della Zadi intende far riflettere i partecipanti su due tematiche a lei particolarmente care: l'introspezione psicologica e la sacralità dell'albero. Psyche, oltre che anima, era il nome che nel periodo rinascimentale individuava lo specchio posto nella stanza privata; i Gohei, invece, sono delle decorazioni cartacee che in Giappone vengono messe ad omaggiare gli alberi-kami, alberi centenari e quindi sacri. Come da tradizione orientale, l'opera si presenta come una corda-circonferenza da installare al tronco dell'albero prescelto; questa si compone, ad intervalli ritmati, da piccoli autoritratti su tela eseguiti allo specchio, specchi-psyche che riflettono la luce ed i volti dei partecipanti alla performance, e dai gohei contenenti messaggi dedicati. Scrive Marco Palamidessi, curatore dell'evento: in questa nuova azione performativa di Elisa Zadi, concettualmente penetrante, gli elementi vengono simbolicamente e fattualmente ad incontrarsi e a convivere, pur appartenenti a due culture e filosofie lontane nel tempo e nello spazio, come quella greco-occidentale e quella nipponico-orientale. L'artista riesce con semplicità ad unirli in un'opera che vuole essere universale, superando ogni differenza culturale e geografica, ricordandoci di essere accomunati come esseri viventi e pertanto composti dei medesimi elementi. Chiamato ad  avvicinarsi, l'osservatore entrerà in contatto non soltanto con gli autoritratti, frutti figurativi derivati dall'indagine pittorico-introspettiva che molto ha contribuito a definire la personalità di Elisa Zadi nel panorama contemporaneo, ma avrà modo di confrontarsi con se stesso. Fondamentale è lo spazio naturale dove l'esperienza avverrà, uno dei luoghi sacri ed animati per eccellenza: il bosco. Si dice che se non vai mai nei boschi, se non sai abbandonarti alla Natura con libertà e coraggio, nulla in verità potrà succedere, mai e la vita non avrà un vero e proprio inizio. Lo stesso si può dire per l'Arte in sè, che è il modo più alto e intenso per conoscere noi stessi. Psyche-Gohei verrà presentata nel progetto itinerante, ben più esteso e variegato, di Vitamine - Tavolette energetiche, curato da Laura Monaldi e ideato e promosso da Carlo Palli, uno dei più grandi collezionisti d'arte contemporanea d'Italia. Nel corso dell'evento verranno presentate le 466 opere nel formato 10x15 provenienti, appunto, dall'Archivio Carlo Palli di Prato. La giornata sarà arricchita da numerose performance e dalla preziosa possibilità di visitare il percorso Arte e Natura, con oltre un migliaio di lavori di 600 artisti presenti. Con i suoi 130 ettari di estensione e i 12 chilometri di sentieri percorribili, il Bosco dei Poeti è un luogo eletto per la mente e per lo spirito, nonchè uno dei musei a cielo aperto più importanti del Belpaese. È infatti una via immersa nel verde con poesie, opere e disegni di artisti italiani e internazionali, fra cui Alda Merini, Maurizio Cattelan, Arturo Schwarz, Nicola De Maria, Luigi Ontani, Ezra Pound, Mario Rigoni Stern, Sarenco, Edoardo Sanguinetti, Toti Scialoja, Andrea Zanzotto, Patrizia Cavalli, Nanni Balestrini, Mauro Dal Fior, Jakob De Chirico, Laurina Paperina e molti altri. Ad aprire il percorso, una poesia donata da Papa Giovanni Paolo II Karol Wojtyla, incisa su pietra; accanto, un pensiero scritto da Sua Serenità Altissima il Dalai Lama, infine due grandi pietre realizzate dall'artista francese Ben Vautier.

La S.V. è invitata domenica 15 Maggio dalle 10.00 alle 18.00 al Bosco dei Poeti Km 318 della S.S. del Brennero a Dolcè (Vr)










 PSYCHE-GOHEI
genesi di un progetto



Quegli, alzando gli occhi, disse:
«Vedo gli uomini, poiché vedo come degli alberi che camminano».
(Marco 8,24)


Il progetto propone la realizzazione di una performance interattiva che dialoga con l'introspezione psicologica e la sacralità dell'albero.
Psyche, oltre che anima, era il nome che nel rinascimento veniva dato allo specchio posto nella stanza privata.
Gohei sono delle decorazioni cartacee che in Giappone vengono messe ad omaggiare gli alberi-kami, alberi centenari e quindi sacri. 
Vorrei proporre un'unione e una riflessione su queste due tematiche a me molto care... 
L'opera da realizzare, questa corda-circonferenza da installare al tronco dell'albero prescelto, è composta ad intervalli ritmati, da piccoli autoritratti (eseguiti allo specchio), specchi-psyche (che riflettono la luce e i volti dei partecipanti alla performance) e gohei contenenti messaggi dedicati.



Sono partita umilmente dal principio, da quello che ho: me stessa. La mia immagine mi appartiene solo allo specchio, "sono me stessa solo allo specchio". Per questo dipingere autoritratti, è un bisogno, una necessità, una preghiera. E’ prendersi del tempo per ascoltarsi, per tentare di capirsi, conoscersi, accettarsi. Partire da se stessi come principio di ogni cosa, per ogni cosa. Non c’è altra scelta se si decide di vivere. Guardarsi senza filtri o pretese o idee preconcette; porsi di fronte allo specchio come tramite fisico di quello che siamo dentro: la pittura è la mia porta d'accesso. Cercare di fermare un’essenza, in un preciso momento, in una pulsione. Sic et nunc. Vedersi. Semplicemente.

Vorrei che ognuno si guardasse dentro, nello specchio di “Psyche-Gohei” con questa responsabilità.
Vorrei che ognuno partecipasse a questo rituale con questo desiderio: vivere e condividere il momento presente.
Vorrei omaggiare l’albero, perché in lui vibra sempre la frequenza dell’atto creativo, perché è fuori dal nostro tempo, domina lo spazio, è parte del tutto…

Durante la realizzazione di "Psyche 22042016.17/19", olio su tessuto, 25x25 cm
Il titolo di questa serie di opere è Psyche, seguito dalla data e dall’ora del momento fissato sulla tela. E’ la registrazione di quell’atto, di quel preciso frammento temporale. Un momento unico, non ripetibile, consumato in presenza di se stessi, come una sorta di esercizio spirituale.

"Psyche 23042016.17/18", olio su tessuto, 25x25 cm




PSYCHE -GOHEI
dentro è oltre

 BOSCO DEI POETI 15 MAGGIO 2016










L'albero racconta

La sua cima verso il cielo. Osservava gli altri alberi dalla chioma fitta di foglie, dalla corteccia tenera e dai tronchi slanciati. Tutti scintillanti di colori. Li vedeva riflessi attraverso lo specchio d’acqua e si sentiva depresso. I suoi rami e le sue foglie erano piccoli e il suo tronco era tozzo e la sua corteccia sbiadita e rugosa si sarebbe detta la pelle di un vecchio elefante. Allora il Baobab invocò Dio e gli fece le sue dimostarnze, ma il creatore era completamente soddisfatto della sua opera. Il baobab era diverso da tutti gli altri alberi e Dio amava la diversità, amava l’ippopotamo armonioso ai suoi occhi, amava il grido della iena gradevole alle sue orecchie e allo stesso modo amava il baobab dissimile da tutti. Ma poiché il baobab non smetteva di guardare il suo riflesso nell’acqua e continuava a lamentarsi, Dio preso da collera discese sulla terra, lo sradicò, lo sollevo e lo ripiantò al contrario. Allora l’albero non vedendosi più smise di lamentarsi. Tutto era rientrato nell’ordine delle cose. La storia degli alberi è legata all’origine del mondo. L’origine degli uomini è legata alla storia degli alberi. Per molti popoli della foresta l’albero è un nostro antenato. E come non crederlo quando gli occhi dei bambini si posano su una foresta di alberi giganti senza mutare espressione. Sequoie, alberi dalla corteccia rossa e dal nome di un capo indiano, alberi giganti la cui potenza genera il mistero. 32 metri di circonferenza,  112 metri di altezza, 1.400 metri cubi, 5.500 tonnellate e circa 3.000 anni. Non sono solo i più grandi della terra, sono alberi alieni, alberi che sembrano appartenere ad un altro mondo, ad un altro spazio, ad un altro tempo…Ogni giorno da 3 milioni di anni l’albero permette all’uomo di respirare, di mangiare, a volte di dormire, di giocare e spesso di sognare. Ma i tempi sono cambiati. Le foreste hanno lasciato il posto alle città e a poco a poco un confine ha separato e contrapposto il mondo degli uomini all’universo degli alberi. Oggi l’albero di città guarda passare la gente. Ma tutti vanno e vengono senza vederlo, senza prestargli attenzione… D'altronde chi ricorda ancora il suo nome! L’albero è là, silenzioso, immobile, è diventato ordinario, ovvio, banale come un arredo urbano. E’ veramente vivo!? Eppure quando un albero viene sradicato dal paesaggio il passante si arretsa e si dispera. Se apprenderemo prima che sia troppo tardi che l’albero in questo luogo ombreggiato è un vagolaro centenario, il nostro sguardo cambierà,non sarà più uno sconosciuto quando lo incrocieremo, ma un personaggio da salutare. Che cos’è l’albero. Esiste la definizione approssimativa del  dizionario; “Dicasi albero l’oggetto che nella sua pluralità costituisce una foresta” o quella della scienza, che ne stabilisce i criteri: “l’albero soddisfa tre principi: dimensione,  longevità, solidità”. Ma la regola ha troppe eccezioni: il tanabi è piccolo, il pioppo muore giovane e il baobab è soffice. Resta la definizione pragmatica; se andate a abattere con l’auto contro una pianta e l’auto si distrugge, allora è un albero. Le cose seguono una nomenclatura precisa nella botanica. Tutto ha una sua gerarchia e ogni elemento ha un suo posto nella classificazione. Se domandassimo il suo nome scientifico al faggio ceraiolo risponderebbe: " per servirvi specie selvatica, genere fagus, famiglia fagacee, ordine fagales, sottoclasse dicotiletene,classe angiosperma,divisione spermatofita, regno vegetale”. Perché tutto è concatenato dal faggio ceraiolo alle galassie e all’intero cosmo. Gli alberi sono mercanti di storie dispersi ai quattro angoli del mondo. Si dice che un cammello che penetri in un giardino di datteri, possa uscirne bardato di tutto punto, munito inoltre del bastone che gli servirà per avanzare. Circa 3.000 specie di palme inaugurano a loro modo la prima società di consumo. Panieri, tessuti, bottoni, scarpe,scatole, aghi, perle, noci di cocco, arpioni, fili, farina, corde, stuoie, amache, pettini, avorio, sapone, shampoo, alcool, zucchero, miele, datteri, coperte, tavoli, sedie, spazzole, scope, materiale da costruzione con il quale edificare un villaggio, con il quale far vivere gran parte dell’umanità. L’uomo è un essere fatto di volumi, mobile, l’albero è un essere di superficie, immobile. Le superfici di scambio di un uomo, l’apparato digerente, polmoni e reni, sono interni e concentrati. Le superfici di scambio di un albero sono esterne e gigantesche. Se si sommano tutte le superfici di un grande albero, il tronco, i rami, le ramificazioni, le foglie, le radici si ottiene una superficie media di 130 ettari. Come potrebbero spostarsi 130 ettari? La differenza fra l’albero e l’uomo è la mobilità!? L’albero sembra fisso perché vive in un tempo diverso dal nostro, ma se l’uomo vivesse più lentamente vedrebbe gli alberi camminare. La mangrovia è il simbolo della mutazione, un albero che avanza, un’albero che rifiuta il destino di tutti gli alberi del mondo, nascere vivere e morire nello stesso posto. La mangrovia è un’albero mobile, lento funambolo appollaiato a filo d’acqua, i suoi rami in balia del vento e le sue radici simili a trampoli partecipano al flusso della sua incostanza. Il suo portamento leggero aereo, la sua predilezione per l’acqua lo hanno predestinato a rifiutare la sua condizione sedentaria? La mangrovia dà movimento alla sua linfa piochè come il viaggiatore impenitente non può rimanere a lungo in un posto. Il suo tronco da una parte muore e dall’altra cresce e in questo modo si sposta. La velocità di crescita è di qualche metro l’anno, qualche metro è hai confini del mondo per un’albero. La mangrovia è un’albero viaggiatore che si sposta lungo le rive, solo lui sà dove è diretto, verso il mare? verso la morte? Poco importa la sua felicità è nel movimento. L’uomo è vivo o morto, l’albero vive e muore simultaneamente è virtualmente immortale. In un paesaggio montuoso in cima ad alte montagne si trovano gli alberi viventi più vecchi della terra: sono dei Pinus Aristata, sperduti nella valle della morte. Scheletri viventi che stanno per esalare l’ultimo respiro dopo millenni. L’albero più antico, il patriarca di tutti gli alberi del mondo è un pino di 5.000 anni. Per metà morto e per metà immortale, si chiama matusalemme. Come immaginare che questo vecchio pino di alta montagna, dal tronco irregolare e scheletrico e dalla corteccia secca e rugosa, sia ancora verde nelle sue estremità e concentri nei suoi anni tutta la memoria del mondo. Matusalemme è il cancelliere della storia da oltre 50 secoli, immagazzina gli eventi senza discernimento, incendi, inondazioni, siccità ed eruzioni vulcaniche. Il più vecchio albero del mondo sembra tormentato, torturato, segnato dal passaggio del tempo, ma sta morendo così lentamente e da così lungo tempo che può ancora vivere un’eternità. Un giorno un uccello poggia il seme di un fico tra i rami di un albero distrattamente. Paradosso dell’evoluzione l’uccello ignora completamente quello che una pianta nota per essere dotata di intelligenza gli ha appena fatto fare: troppo tardi. Il seme del fico prende vita, è l’ingranaggio di un crimine perfetto, l’albero strangolatore ha i suoi tempi, muove le radici a forma di liana e stringe lentamente il corpo della sua vittima. Le radici dello strangolatore si ispessiscono, si ramificano e si saldano tra loro fino a che non sopraggiunge la morte. Il vero volto del fico strangolatore appare alla luce del giorno, il suo enorme tronco di radici porta in croce il fantasma della sua vittima. Alcuni alberi si associano fra loro e per la difesa comune concludono delle alleanze, questo kudù ne ha appena fatta l’esperienza. L’acacia è un albero commestibile se lo si consuma con moderazione, ma poiché il kudù e la giraffa ne abusano, diventa tossico e comunica rapidamente il messaggio ai suoi simili. Emette un gas l’etilene che si propaga nella savana alla velocità del vento: massima allerta. Le acacie vicine captano il messaggio, prendono coscienza del pericolo e si trasformano immediatamente in acacie tossiche. Tutte le giraffe si trovano circondate da foglie dal gusto velenoso, allora per evitare l’intossicazione, si muovono in senso contrario al vento e attendono la fine della comunicazione. Dopo qualche giorno senza essere stata toccata l’acacia diventa di nuovo commestibile. Ecco perché da quando gli alberi comunicano tra loro i loro predatori si muovono da una pianta all’altra e passano il tempo a spostarsi.In una foresta temperata si svolge un sabba di piccoli faggi campestri, feste, danza, follia. E’ il girotondo dei faggi di Vorzie, affetti da anomalie da migliaia di anni. Una forma virale ha fatto smarrire loro il nord, le ramificazioni si dirigono verso il suolo, mentre le radici tentano di fuggire. Il faggio campestre ha una linea divaricata, sta all’albero come la follia sta all’uomo. L’albero divaricato esalta l’anarchia delle sue forme, torsioni, zig zag, distorsioni, gonfiori, saldature, rigonfiamenti, incurvature, spirali, dispersioni, sviamenti, divagazioni.
Forma della follia o follia della forma, ogni albero è unico e il loro inventario è senza fine. L’albero di babane è il multiplo dell’uno, disprezza la verticalità propria dei geni del suo mondo e cresce in orizzontale. I rami centrali producono radici aeree, le radici aeree si trasformano in pilastri e i pilastri permettono ai rami di avanzare. Il risultato è una foresta di radici che si dipartono da un unico tronco. L’albero di banane non nasconde la foresta, è la foresta.Ma la foresta popolata di spiriti nasconde anche soggetti più discreti, si incontrano alberi timidi le cui cime si avvicinano le une alle altre senza mai toccarsi, disegnando in cielo un fragile mosaico, un labirinto di timidezza. Finchè l’albero beve, assorbe, digerisce, respira, traspira e cresce, niente può accadergli.Ma come reagire nei confronti di un albero timido che ha coscienza di sé e di ciò che lo circonda, davanti ad un albero mobile, un albero che strangola, un albero che comunica, un albero folle, un albero il cui mistero supera quello dello spazio e del tempo?Albero cosmico, albero della conoscenza, albero della vita, albero degli antenati o albero protettore e guaritore sul quale si fissano così tanti segni di speranza che il suo tronco finisce per scomparire.Gli alberi trascendono i confini ordinari dello spazio e del tempo, forse l’uomo ricorda ancora da quando i cipressi , i larici, i tassi o le palme vengono piantati per vegliare sui suoi morti? Gli alberi sono i guardiani fra la porta di questo mondo e l'aldilà, impediscono ai vivi di penetrare nel regno dei morti e ai defunti di venire a disturbare il nostro sonno.Solo il vento, l’uomo o il fuoco fanno morire gli alberi. La morte degli alberi ci commuove per ragioni che sfuggono alla nostra comprensione, ci ricorda la perdita di un mondo dove l’uomo e l’albero erano tutt’uno, dove natura e cultura designavano la stessa cosa, un paese senza frontiere, popolato dai miti, dai riti e dalle credenze.





31/03/16

Secretum


“SECRETUM” di  ELISA ZADI 
A VILLA CARUSO BELLOSGUARDO

Marco Palamidessi presenta l'inedita installazione dell'artista


Dopo il successo di critica e di pubblico riscosso con la “Cara Enfanta”, l'installazione pittorica interattiva presentata in anteprima presso il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, Elisa Zadi si propone con un'altra impresa performativa, stavolta scultorea, intitolata “Secretum” e curata da Marco Palamidessi. La preziosa occasione sarà, nel contesto della rassegna Biblioart, la nuova tappa di “Vitamine - tavolette energetiche”, il progetto itinerante che raccoglie 466 opere di piccolo formato (10×15 centimetri) provenienti dal prestigioso Archivio Carlo Palli di Prato. 
Domenica 3 aprile, dalle 15 alle 19, presso Villa Caruso-Bellosguardo, nel Comune di Lastra a Signa, verrà inaugurata la mostra a cura di Laura Monaldi, alla presenza di Carlo Palli, del Sindaco Angela Bagni e dell’Assessore alla Cultura Stefano Calistri, nonché dei curatori, direttori di musei, performer e musicisti. “Secretum” è un'installazione scultorea interattiva che, ispirata all'archetipo dell'oracolo, si presenta composta da due elementi-colonna che si fronteggiano, enigmatici e solenni; queste strutture, di differenti altezze, hanno la forma di piramidi tronche, che volutamente rimandano alle strutture degli antichi obelischi. La colonna più bassa costituisce il piedistallo di un vaso in terracotta, contenente i galbuli, frutti tondeggianti del cipresso, pilastro fra la terra e il cielo, pianta simbolo dell'immortalità che nella Grecia antica era associata ad Apollo e Artemide. L'altra colonna, più alta, costituisce il corpo dell’oracolo vero e proprio: sostiene una scultura bronzea, che ritrae il volto di una Dea misteriosa, e ha per basamento quattro piedi di leone in terracotta, metafora della forza divina. Nella parte alta del piedistallo troviamo un braccio di legno che si articola nelle due estremità, in cui sono accese due candele a illuminare il volto-scultura dell’oracolo, posto a testimoniare l'evento e soprattutto la reazione di ogni spettatore al momento del responso. Ponendosi come tramite fisico fra l'interiorità dell'uomo e il suo desiderio di realizzarsi, quest'oracolo poggia su un basamento diviso a metà, con una parte dedicata alla risposta affermativa ed una a quella negativa. Solo interagendo con l’installazione, prima raccogliendo il galbulo prescelto dal vaso e poi transitando lentamente verso l’oracolo, inserendo con la pigna la domanda interiore nella fessura che si trova a metà colonna, il consultante avrà, come davanti ad una sorta di “bocca della verità”, un responso chiaro e immediatamente visibile. Se l'ambiguità delle risposte degli oracoli era un tempo la loro caratteristica principale e costante, la peculiarità di questo oracolo contemporaneo è di pronunciare un vaticinio che potrà essere soltanto positivo o negativo per ciascuna domanda intimamente posta. “Conosci te stesso” è, anche stavolta, l'esortazione ad indagare e indagarsi sul senso dell'esistenza. Il segreto è ciò che rimane, ciò che vive tra noi e l'oracolo, lo specchio invisibile del nostro destino.


Un particolare ringraziamento va ad Alfredo Quaranta e Claudio Palamidessi per il loro prezioso contributo nel completamento di “Secretum”.




http://www.artribune.com/dettaglio/evento/52624/elisa-zadi-secretum/

http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2016/04/secretum-di-elisa-zadi-villa-caruso.html

http://www.lavocedilucca.it/post_esp.asp?id=49090&arg=8

http://www.makemefeed.com/2016/04/01/secretum-di-elisa-zadi-a-villa-caruso-bellosguardo-marco-palamidessi-presenta-linedita-installazione-dellartista-1541402.html

 http://www.salernorss.net/comuni/bellosguardo/886817/secretum-di-elisa-zadi-a-villa-caruso-bellosguardo-marco-palamidessi-presenta-linedita-installazione-dellartista/

http://italy.s5.webdigital.hu/notizie/hit-parade-elisa-conquista-la-vetta



Maggiori info su "Vitamine - tavolette energetiche":


VITAMINE
Tavolette energetiche
5° tappa


a cura di Laura Monaldi
organizzazione Andrea Lemmi

Lastra a Signa (FI), Villa Caruso Bellosguardo
domenica, 3 aprile 2016
ore 15.00

Dopo il successo dei precedenti appuntamenti, il progetto itinerante Vitamine. Tavolette energetiche arriva a Villa Caruso Bellosguardo di Lastra a Signa. Nel corso dell’evento verranno presentate le 466 opere nel piccolo formato 10x15 provenienti dall’Archivio Carlo Palli di Prato: una raccolta che affianca artisti emergenti ad altri già storicizzati, mettendo in rilievo alcune delle tendenze internazionali dell’arte contemporanea. A loro si aggiungono anche contributi di musicisti, performer, curatori, direttori di musei e altri ‘personaggi’, tutti riuniti grazie allo slancio intellettuale e culturale del collezionista Carlo Palli. Il tutto sarà arricchito da una serie di performance:

Demosthene Agrafiotis, Crisi, Arte, Poesia

Luc Fierens/Elena Marini, Alla maniera di Ketty La Rocca e Guglielmo Achille Cavellini

Kiki Franceschi, Guerra

Luca De Silva, Fuori di testa

Gian Paolo Roffi, Autoroute (con Adriano Spatola)

Daniele Lombardi, Studio n.6 "Ribattuto Pianissimo" (2005) e Studio n.9 "Clusters" (2008)
tratti da TEN4TEN 1 “Dieci studi per dieci dita

Giancarlo Cardini, Paesaggio marino al tramonto, con barca e grande nuvola nera (1998)

Pape Gurioli/Federica Balucani, Creola di A. Francini (RIPP)
Habanera dall'opera "Carmen" di G. Bizet

I Santini Del Prete, Viaggiando con Enrico Caruso
con la partecipazione dei tenori Massimo Gentili e Franco Bocci

Antonino Bove, John Cage: il rumore del silenzio (composizione numero 339)

Murat Onol, Goccia d'oro

Alessandra Borsetti Venier, Con Stravinskj a primavera

Elisa Zadi, Secretum, a cura di Marco Palamidessi

Massimo Mori/Anthony Tang, Il segno del gesto














http://www.tempoliberotoscana.it/event/vitamine-la-mostra-itinerante-arriva-a-villa-caruso-bellosguardo/

http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=216456

http://www.doveventi.it/lastra-a-signa/vitamine-tavolette-energetiche/

http://247.libero.it/rfocus/25653376/1/biblioart-a-lastra-a-signa-il-3-aprile-a-villa-caruso-arriva-il-progetto-itinerante-vitamine-tavolette-energetiche/

http://www.piananotizie.it/fra-musica-e-arte-week-end-ricco-di-appuntamenti-a-villa-caruso/

http://www.gonews.it/2016/03/29/biblioart-a-villa-caruso-arriva-il-progetto-itinerante-vitamine-tavolette-energetiche/

http://247.libero.it/lfocus/25674449/1/il-9-e-10-aprile-a-villa-caruso-di-lastra-a-signa-torna-botanica/

https://allevents.in/lastra%20a%20signa/vitamine-tavolette-energetiche/1754059131476051#

http://www.gigarte.com/gazzaramauro/news/15705/vitamine.html