14/04/21

Elisa Zadi per SheetArt




 

Il progetto SheetArt - arte in tasca, nasce sotto l’attenta e scrupolosa direzione artistica di Fabio De Poli. La casa editrice si muove alla ricerca di artisti affermati che accettino di mettersi in gioco partecipando ad un progetto “rivoluzionario” e di nuovi talenti a cui viene offerta l’occasione di mettere in mostra le loro potenzialità. Nel 2021 il progetto SheetArt decide di stampare nuovi taccuini d'artista ed è l'opera di Elisa Zadi ad essere pubblicata.

Elisa Zadi, nota artista toscana, propone una serie grafica di opere che ben si prestano alla stampa in bianco e nero. La scelta concettuale della Zadi porta avanti il tema della natura in relazione agli animali estinti con l'intento di sensibilizzare il pubblico su questo tema e al tempo stesso sdrammatizzare con una grafica pregnante ed accattivante. 

Questo progetto grafico vede il suo natale già nell'opera "Extinct Animals Fantasy" installazione pittorica adesso appartenente alla collezione Carlo Palli che vanta la segnalazione dei finalisti al Premio Arte 2015. 

 

 

Da oggi puoi trovare il disegno-opera “Ectinct Animals Fantasy 1” di Elisa Zadi riprodotto nella copertina degli omonimi SheetArt in vari formati. Che aspetti? Prenota il tuo SheetArt! 

 


 

 Il disegno che nasce dall'opera


Elisa Zadi ci spiega che "Extinct Animals Fantasy" è un’opera composta da un trittico di tre maglie cucite in tela grezza di cotone e applicate su un supporto di legno, che le incornicia come in una teca. Sul davanti delle maglie sono dipinte tre diverse fantasie; la scelta concettuale e grafica è quella di contrapporre dei fiori coloratissimi a dei teschi (fra loro compatibili per area geografica) appartenenti a specie estinte di animali. I nomi delle specie scomparse sono stati appositamente scritti sul collo delle maglie, come a determinare il nome di un modello nella progettazione di moda, accompagnato, invece che dalle classiche taglie S-M-L, dalla scritta EX, terminologia usata in zoologia per indicare che una data specie è estinta. “Panthera Tigris Sundaica”, “Homo Sapiens Idaltu”, “Diceros Bicornis Longipes” sono stati scelti da differenti continenti per essere i protagonisti di quest’opera che, nel contrasto provocatorio e giocoso insieme, li riporta alla memoria in una versione indossabile, tributo contemporaneo per la società attuale.
La scelta concettuale e grafica è quella di contrapporre dei fiori coloratissimi a dei teschi (fra loro compatibili per area geografica) appartenenti a specie estinte di animali. I nomi delle specie scomparse sono indicati dalla scritta EX, terminologia usata in zoologia per indicare che una data specie è estinta. “Panthera Tigris Sundaica”, “Homo Sapiens Idaltu”, “Diceros Bicornis Longipes” sono stati scelti da differenti continenti per essere i protagonisti di questi disegni-opera che, nel contesto provocatorio e giocoso, si manifestano come un tributo contemporaneo della società attuale.

https://www.zadielisa.it/wp-content/uploads/2021/02/Extinct-Animals-Fantasy-scaled.jpg
Extinct Animals Fantasy


 Maggiori informazioni sull'opera: https://www.zadielisa.it/pittura/exinct-animals-fantasy/




La ricerca artistica di Elisa Zadi esplora diverse discipline fra cui la pittura, l'installazione e la performance. Queste vengono spesso unite al fine di generare opere interattive o che si completano con la partecipazione dello spettatore. Il suo percorso si sviluppa indagando principalmente l'essere umano sia in senso introspettivo che antropologico e simbolico-rituale.

Elisa Zadi esordisce nel 2005 con una serie di autoritratti che si riveleranno indagine introspettiva a lei necessaria e che permarrà come uno dei temi centrali della sua ricerca. Dal 2008 il suo interesse si concentra sulla figura umana, soprattutto femminile, indagata con una cruda e introspettiva frontalità: questo origina dei lavori pittorici che si esprimono in polittici; i soggetti si compongono in una narrazione ritmata e concettuale, che si intensifica nel 2013/14 con delle serie pittorico-installative di grande formato, che ricostruiscono attraverso la frammentarietà della tela uno spaccato di esistenzialità quotidiana. Dal 2015 la figura umana diventa simulacro della sua essenza attraverso opere-vestiti che rivelano una continua ricerca di materie e materiali, in cui il margine della pittura estende i propri confini abbracciando varie discipline dando vita a installazioni interattive e performative.

Fra le principali partecipazioni si ricorda Cara Enfanta presso il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, Bau-tredici presso GAMC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Viareggio, Vitamine- tavolette energetiche presso il MART Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto e Museo Novecento di Firenze, Looking for Monnalisa presso Castello Visconteo e Palazzo Broletto di Pavia; fra i numerosi Premi si ricorda la selezione Premio Combat e Premio Cairo Arte nel 2015, la Residenza Terra Madre, Il Premio Limen 2014 e il Premio Casorati nel 2008.

Elisa Zadi è nata ad Arezzo. Nel 1996 si diploma come Maestro d’Arte e nel 1998 ottiene con il massimo dei voti la Maturità d’Arte Applicata in Moda e Costume Teatrale presso l’Istituto Statale d’Arte Piero della Francesca di Arezzo. Nel 2007 si diploma con lode in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze; dal 2007 al 2009 lavora nella stessa cattedra come “Assistente Tecnico di Laboratorio”. Nel 2009 si abilita all’insegnamento delle Discipline Pittoriche tenendo attualmente la cattedra presso il Liceo Artistico Porta Romana di Firenze. Nel 2010 ottiene con lode il Master di II° livello in “Architettura, Arti Sacre e Liturgia” presso l’Università Europea di Roma. Dal 2013 viene segnalata fra gli artisti emergenti nel Catalogo dell’Arte Moderna edito da Mondadori. Dal 2018 collabora con l’Università UEL di Firenze. Attualmente vive e lavora a Firenze.

 

http://www.zadielisa.it 

 https://www.sheetart.eu/2020/02/05/elisa-zadi/

  




20/02/21

Touch my Soul




TOUCH MY SOUL

L’opera “Touch my Soul “ vuole coinvolgere lo spettatore in un percorso tattile oltre che estetico. Il toccare diventa un esperienza conoscitiva, si tocca per sentire, capire, si tocca per conoscere l’oggetto, per andare oltre la sua superficie ed alzare il velo dell’apparenza. Toccare diventa un modo per tentare di afferrare l’essenza dell’oggetto e  conoscere la sua segreta verità.
Attraverso questi tre processi vedere,  guardare e  toccare io verifico un’attività conoscitiva tangibile, legata all’instintualità umana del conoscere. Se per Hildebrand l’artista “tocca con gli occhi” le superfici che osserva, in questa opera la Zadi ci pone di fronte ad un’ulteriore verifica alla quale non ci si può sottrarre: toccare per capire quello che vedo, quindi toccare per vedere più a fondo.
Concettualmente si vuole riflettere sulla differenza che c’è fra vedere e conoscere; la prima ci dà una considerazione superficiale e immediata, la seconda ha bisogno della nostra attenzione per essere rivelata e in questo caso di essere toccata. Se non abbiamo la volontà di conoscere meglio una cosa questa rimane priva di interesse per noi; possiamo capirla, conoscerla,  solo se vogliamo entrare in relazione , in una sorta di comunione con ess;  in questo caso abbandonandosi alla scoperta tattile e affidandosi all’artista che diventa la guida esperienziale.
Il toccare è diventato sempre di più un fattore legato alla pragmaticità delle cose, distanziandosi dalla ricchezza della sensorialità di per sé; Elisa Zadi con questa opera vuole porre l’attenzione ad una riscoperta del tatto legato alla sensibilità di varie texture che ricalcano cortecce di alberi e che lo spettatore bendato sarà guidato a sentire. Come sento senza vedere?
L’opera si presenta celata da un tessuto di broccato nero; attraverso tre fessure lo spettatore privato della vista e guidato dall’artista  potrà inserire le mani e sentire le varie superfici; solo dopo questa esperienza tattile il partecipante viene invitato alla scrittura di una o più sensazioni, sempre non vedendo.  Come scrivo senza vedere? Ogni frase scritta dal partecipante è  subito recitata e attaccate dietro la scena. Solo alla fine dei partecipanti alla performance verranno svelate le formelle-texture celate, ricoperte di foglia d’oro e verrà recitato l’epilogo della performance:

“Guardare è Toccare con gli Occhi,
Toccare è Vedere con le Mani.

Perchè il Visibile e il tangibile
altro non sono
che specchio dell’Invisibile.
Touch my soul.”


-
Fondazione Moretti - Schema Polis, 26 giugno 2016, Prato

 

19/02/21

L' Albero Sacro

 ELISA ZADI

L'Albero Sacro

(o delle vittime sul lavoro)

 

 


Per realizzare questa opera Elisa Zadi si avvale della simbologia dell' Albero Sacro, Albero del Bene e del Male o Albero degli Antenati.
In vari periodi storici sono numerosi gli esempi e le culture che hanno utilizzato l'iconografia dell'albero, soprattutto in ambito religioso. Scegliendo questo tema Elisa pone subito un forte contrasto fra l'Albero Sacro, inalienabile immagine simbolica, e il dramma delle morti sul lavoro nominate "morti bianche". E' come se la Zadi con la sua opera volesse restituire dignità a tutte queste morti di innocenti, riscattandole simbolicamente con questa sua opera e innalzandole ad un'immagine che le fissa nella sacralità iconica dell'Albero.
 
 
 
 
La Zadi ci propone la sagoma pregnante di una quercia che al posto delle foglie presenta messaggi scritti (carigli) su cui sono riportate alcune vicende o in cui sono rappresentati su stampa monotipo, nomi, volti, immagini, fiori e foglie... Il suo Albero si popola di presenze ancestrali che vogliono sfidare il tempo con rivelazioni iconiche e ricordarci, non solo alcune persone in maniera nominale, ma che ognuno di noi è potenzialmente una vittima, poichè il sistema stesso si presenta come fallimentare. Infatti le statistiche delle vittime sul lavoro sono angoscianti e continue nel tempo, tanto che non sembra nemmeno appropriato chiamarle "morti bianche" in quanto di innocente non hanno niente e che invece la violenza e il dramma è quello che purtroppo le accompagna, sempre. 
La stessa Zadi dice: "Era per me impossibile rappresentare tutte le persone che hanno perso la vita sul lavoro, anche solo nell'ultimo anno... Per questo ho deciso di rendere omaggio simbolicamente a tutti con un'opera che potesse coinvolgere le varie tipicità e le consacrasse suggellandole nell'iconografia dell'Albero Sacro".
 
 
 
 
 
Per realizzare questa opera l'artista confessa una grande difficoltà dovuta da un disagio morale che ha allungato notevolmente i tempi di esecuzione del lavoro. La Zadi sceglie volutamente una tecnica che si avvicina all'artigianato perchè vuole dedicarsi quanto più possibile ad un lavoro metodico e manuale (in questo caso il cucito),  che nel suo ripetersi meccanico possa ricordare il lavoro a catena di montaggio, ma anche un rituale, che giorno dopo giorno si costruisce con pazienza nell'idea e tessa pian piano nel consolidamento dell'opera
In tutti questi punti cuciti Zadi vuole idealmente ricordare ogni vittima, ogni punto che buca la tela diventa simbolo di una ferita sul corpo e il lavoro si costruisce, con accuratezza spietata, con lungo ritmo che si ripete nell'esecuzione. La gamma cromatica si riduce ai bianchi, neri e neutri dei bejge e ocra con l'intento di far risaltare l'essenza del disegno e del senso di dramma che si vuole comunicare.