02/12/20

La Dea Fortuna

 La Dea Fortuna
di Elisa Zadi
Collezione Carlo Palli, Prato
 

 
 
Una commissione per celebrare Dante Alighieri in occasione del suo anniversario: la scelta di un personaggio della Divina Commedia. Non ci sono molte figure femminili.... Ma una dall'antica mitologia greca e poi romana attira la mia attenzione: la Dea Fortuna. E chi non ne ha bisogno! 
Vorrei concepire delle opere che abbiano anche una valenza propiziatoria, senza cadere dei dettami iconografici medioevali di cornucopie e ruote. Una donna moderna, consapevole di se stessa, libera di mostrarsi e di decire le sorti, in primis la sua.


La Dea Fortuna nasce in occasione dei festeggiamenti danteschi previsti per il 2021, rispettivamente per la Sala delle Esposizioni dell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze e per la ex-limonaia di San Niccolò a Prato.
Le opere si ispirano alla Divina Commedia (Infermo canto VII versetti 66-96) in cui Dante chiede a Virgilio cosa sia la Fortuna.
La mia doppia versione prevede un assemblaggio pittorico fra tela, legno e garza di dimensione 160x100 cm ciascuno. La modella che incarna la Dea, si presenta in una versione che guarda lo spettatore e una che cela il suo sguardo. La prima quasi provocando guarda diretto verso le spettatore come a rivendicare il suo ruolo decisionale nella sorte delle genti; la seconda invece nasconde i suoi occhi sotto una benda come a testimoniare la sua indifferenza nei confronti del suo operato. La testa è dipinta volutamente separata per essere valorizzata dall'assemblaggio in legno emergendo nella tridimensionalità del suo telaio.
La tavola di legno riporta i versetti della Divina Commedia relativi all'ispirazione dei due differenti soggetti.
Quest'opera è un omaggio alla figura femminile in genere e infatti risulta dominante, protagonista rispetto alla dimensione dell'opera e dei personaggi che sono sagome sullo sfondo, inglobati nel paesaggio. 
Il paesaggio è ricavato da tre toni monocromatici di blu e verdi mescolati insieme che creano colori differenti per dare una degradazione spaziale; a livello iconografico ho scelto un sottobosco spoglio e brullo che rimane dipinto a tocchi di lumeggiature. Le tre zone-massa dove è stato ricavato il paesaggio sono forme "fluide" per il loro andamento, quasi scenografiche come dei cartoni che si alternano allo spazio vuoto della tela creando delle quinte spaziali.
 
 





 
"Maestro mio", diss’io, "or mi dì anche:
questa fortuna di che tu mi tocche,
che è, che i ben del mondo ha sì tra branche?"

E quelli a me: "Oh creature sciocche,
quanta ignoranza è quella che v’offende!
Or vo’ che tu mia sentenza ne ’mbocche.

Colui lo cui saver tutto trascende,
fece li cieli e diè lor chi conduce
sì, ch’ogne parte ad ogne parte splende,

distribuendo igualmente la luce.
Similemente a li splendor mondani
ordinò general ministra e duce

che permutasse a tempo li ben vani
di gente in gente e d’uno in altro sangue,
oltre la difension d’i senni umani;

per ch’una gente impera e l’altra langue,
seguendo lo giudicio di costei,
che è occulto come in erba l’angue.

Vostro saver non ha contasto a lei:
questa provede, giudica, e persegue
suo regno come il loro li altri dèi.

Le sue permutazion non hanno triegue:
necessità la fa esser veloce;
sì spesso vien chi vicenda consegue.

Quest’è colei ch’è tanto posta in croce
pur da color che le dovrien dar lode,
dandole biasmo a torto e mala voce;

ma ella s’è beata e ciò non ode:
con l’altre prime creature lieta
volve sua spera e beata si gode.