L'Associazione d'Arte Contemporanea bolognese Malachite presenta l'evento "Home Sweet Home" che si terrà da Sabato 8 Marzo dalle ore 14:00 fino a Domenica 9 Marzo, nella sede espositiva di via del Commercio 4 ad Ozzano dell'Emilia (BO). In queste 24 ore si concentreranno la personale della pittrice Elisa Zadi "Fisionomie Interiori" e la proiezione del docufilm di Fulvio Grimaldi "Messico. Angeli e demoni nel laboratorio dell'impero".
Gli
organizzatori intendono porre in relazione le differenti arti visive,
attraverso un ben preciso e meditato taglio espositivo, che sia di
stimolo per una profonda e costruttiva riflessione sull'universo
femminino.
"Dipingendo la tela grazie alla complicità della tela stessa, Elisa Zadi
non narra, insegue non tanto la verosimiglianza esteriore quanto il
volto esatto dello stato d'animo con cui si pone davanti a sé. Il suo è
un dipingersi per toccarsi, per smuovere sentimenti che hanno nel corpo
l’epicentro della loro venuta al mondo".
Marco Palamidessi
"Guerra
di classe, proletariato sottopagato, femminicidio, riforme mentite,
informazione assoggettata, ribellione repressa. Il giornalista
indipendente Fulvio Grimaldi, non smette di testimoniare. Di viaggiare, penetrare le frontiere, vivere con la gente, ricomporre i tasselli di verità".
Sarah Panatta
Odla
"Ogni punto della tela dice la stessa
verità, ma ognuno a modo suo."
Elisa
Zadi
Elisa Zadi, La conseguenza delle cose, 2013, olio su tessuto, polittico 100x260 cm. |
Fisionomie Interiori. Il temperamento
artistico di Elisa Zadi, lirico in quanto
rivolto all’introspezione tramite la rivelante fisicità della figura umana, si pone da sempre l'ardito compito dell’analisi
emozionale della realtà, fatta non solo di grandi accadimenti, bensì di tutti
quegli eventi minimi, eterni nella loro fugacità, che ogni giorno riempiono ogni piega
dell’esistenza. Da anni ormai l’artista indaga il proprio io attraverso dipinti in cui si autoritrae intensamente: il volto è
per lei un paesaggio che, nella volontà di conoscersi nel profondo, ha bisogno
di un’esplorazione costante, di continue incursioni conoscitive; il corpo è il
territorio degli avvenimenti dello spirito, schermo epidermico sul quale si
proiettano, mosse da spinte sotterranee, le proprie fisionomie interiori,
epifanie di emozioni talvolta crude, che si traducono in visioni potenti, a tratti senza
via di scampo, perché manifestano l’ascesa diretta o la tortuosa salita che le
pulsioni interiori intraprendono per venire alla luce. L’innumerevole serie di
autoritratti, che nel loro susseguirsi hanno trovato un'infinita gamma di
modalità espressive, nel tempo è andata a comporre una sorta di personale
enciclopedia dell'autorappresentazione. La tentazione dello sguardo fa sì che
Elisa non si ritragga mai a memoria, ma sempre davanti a due specchi, di cui
uno metaforicamente è la tela. Espressione di un'analisi acuta, che sa addentrarsi
nei meandri più profondi della sua psiche, la pittura la rende forte, è l'unica conferma della sua esistenza. Mentre dipinge non indaga il proprio volto come alterità
temporanea, ma come universo da sondare, scoprire nella propria Verità. La
ripetizione del soggetto nasce da una necessità profondissima: quindi, nessuna
ossessione, nessuna celebrazione con cui omaggiarsi. Per mezzo dell’Arte
Elisa cerca se stessa, per ritrovarsi, per conoscersi, per capirsi e sapersi
nel mondo, per affermare il proprio io,
per sapere fino in fondo cosa sta succedendo intorno e dentro di lei. Per
perdersi nel riflesso di una pupilla o
ritrovarsi nell'intensità di un'emozione scandita dal ripetersi rituale del
vissuto quotidiano. Dipingendo la tela
grazie alla complicità della tela stessa, Elisa non narra, insegue non
tanto la verosimiglianza esteriore quanto il volto esatto dello stato d'animo
con cui si pone davanti a sé. Il suo è un dipingersi per toccarsi, per smuovere
sentimenti che hanno nel corpo l’epicentro della loro venuta al mondo. Elisa si
guarda per essere di rimando vista da se stessa, nell’attesa spasmodica
dell’emersione, del riaffioramento sulla pelle e nei nervi di un tumulto, di un
riverbero di quella luce che si è bagnata negli stagni profondi della coscienza
e che si diffonde nel silenzio, nell'eco di un gesto, di una malinconia
indefinita, di un'impercettibile accensione, di uno svuotamento improvviso, di
un pensiero inaspettato, di tutte quelle vibrazioni e
oscillazioni spontanee che fanno del corpo la vera geografia dell'anima.
Marco Palamidessi
“…queste son situazioni di contrabbando/ meglio star qui seduto/ guardare il cielo davanti a me…”
Fulvio Grimaldi
Le croci rosa, sul confine di Ciudad Juárez, limbo del femminicidio. |
Terra di mezzo. Cortile, discarica.
Eterna frontiera di ricatto e di spaccio. Spaccio di vite, di dignità
di futuro. Waste land assorbita dall’anonimato come le sue creature
abortite. Stuprate, ammazzate, fatte sparire, sfruttate, deturpate,
ingabbiate. Annichilite da una parte all’altra del muro.
L’attesa infinita dei migranti che,
spossati, divorano il confine con le pupille allagate di miseria,
sperando di guadagnare centimetri su una libertà che finirà
probabilmente in galera o in una fossa senza lapide. La paga
inconsistente e i diritti negati delle operaie nella fabbriche, le
infernali maquiladoras, impiantate dalle multinazionali nel
Messico delle leggi ambigue. Le stragi mafiose, le mutilazioni
esemplari, le migliaia di corpi massacrati ogni anno. Narcotraffico
internazionale coperto dagli Usa, principale mercato, tra gang e banche.
Un governo fascista che stringe l’intero Paese in feudi dominati da
boss locali.
Il Messico come non lo racconta il
wiki-consorzio mediatico. Il Messico laboratorio di una
neo-colonizzazione globalizzata in cui i Poteri, silenziosamente
alleati, filtrano e usurpano ricchezza senza redistribuirla, alimentando
il capitalismo finanziario che sorregge/inquina la cosiddetta civiltà
in crisi da un lato, lo status quo di assuefazione e semi-dittatura
dall’altro. Un Messico di rivoluzioni tradite, che tuttavia tenta
quotidiana resistenza.
Messico. Angeli e demoni nel laboratorio dell’Impero
(documentario-inchiesta, 90’, 2011). Guerra di classe, proletariato
sottopagato, femminicidio, riforme mentite, informazione assoggettata,
ribellione repressa. Il giornalista indipendente Fulvio Grimaldi,
presente alla prima edizione del Bracciano LagoFilmFest da poco
conclusa, non smette di testimoniare. Di viaggiare, penetrare le
frontiere, vivere con la gente, ricomporre i tasselli di verità
parallele alla vulgata massificata, vive e violente, lontane ma
vicinissime alla nostra.
Grimaldi quantifica il “confine”, camera
digitale a mano, obiettivo nudo. Ci chiede almeno di osservare quel
laboratorio di iniquità e di dolore a due passi dallo Stivale. Quel
laboratorio dove uomini e donne lottano, pur nel terrore, pazienti,
piegati ma ancora in piedi. Le donne. Guardiamole. In Messico sono prede
senza occhi. E i numeri crescono. Migliaia di rapimenti, scomparse,
omicidi, ogni anno. Cadaveri abbandonati e irriconoscibili o perduti.
Donne reificate, veicoli sessuali, contenitori per la droga, corrieri di
piacere e di denaro. Creature usa e getta.
La “faccia triste dell’America”. Non basta guardare il cielo.
Sarah Panatta
Trailer del docufilm "Messico. Angeli e demoni nel laboratorio dell'impero".
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